Presentazione del “Gruppo informale Europe Zarzis Afrique”

Solo qualche riga per dire chi siamo. Per farlo, anche se in poco spazio, dobbiamo iniziare dal 2011, dalla partenza di molti giovani tunisini verso l’Italia dopo la rivoluzione e dalla scomparsa o dalla morte di alcuni di loro. È grazie alla lotta delle loro famiglie, per chiedere verità sulla loro scomparsa, che si è stabilito un contatto tra le due sponde del Mediterraneo a partire dalla denuncia delle politiche migratorie dell’Ue e dell’Italia, indicate, in generale, come responsabili delle morti nel Mediterraneo, e, nel caso specifico, insieme alla Tunisia, come responsabili di quelle scomparse. Il gruppo “Europe Zarzis Afrique”, infatti, è una conseguenza di quel lontano incontro politico tra attivist* italian* e famiglie tunisine. In mezzo, ci sono stati innumerevoli momenti di incontro e di scambio, basati soprattutto sulle rivendicazioni delle famiglie tunisine e su una in particolare: quella di far contare da una parte e dall’altra del Mediterraneo quelle vite disperse, di rivendicarle insieme alle loro famiglie, di denunciare la produzione di dispersione e di morte delle politiche europee di contrasto alla libera circolazione delle persone. Qui un breve elenco dei vari momenti di lotta: le varie richieste all’Italia e alla Tunisia, come stati responsabili di quelle scomparse, da parte delle famiglie tunisine e del collettivo femminista “Le Venticinqueundici”, le denunce politiche e giuridiche nei confronti dei due stati, la formazione, in Tunisia, di una prima associazione delle famiglie, “La terre pour tous”, alcune iniziative del gruppo Carovane migranti insieme a “La terre pour tous”, in Italia, Francia e Tunisia, l’incontro con la “Caravana de Madres Centroamericanas” e la partecipazione di alcune famiglie, anche di Zarzis, alla “Cumbre Mundial de Madres de Migrantes Desaparecidos” a Città del Messico nel novembre del 2018, la lotta per la liberazione dei pescatori di Zarzis che da più di vent’anni prestano soccorso a* migranti nel Mediterraneo, ingiustamente arrestati in Italia nell’agosto del 2018 per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, e la mobilitazione per rendere più dignitoso lo spazio del “cimetière des inconnus”, luogo di seppellimento, sempre a Zarzis, dei corpi de* migranti vittime della frontiera Ue.Il gruppo, o collettivo, “Europe Zarzis Afrique” è una prosecuzione di questo lavoro. Ed è la forma che alcun* di noi hanno deciso di darsi a gennaio di quest’anno, discutendo a Zarzis su come si potessero individuare delle azioni politiche di fronte alla mostruosità della condizione dei migranti in Libia. È composto da alcun* abitanti di Zarzis e di varie città italiane, in contatto con alcuni migranti sub-subsaharian* scappat* dalla Libia e ora presenti nel governatorato di Medenine e a Zarzis. L’appello “Dinanzi alla condizione dei migranti in Libia. Prove d’azione in uno spazio di frontiera”, così come le iniziative previste per i primi giorni di agosto 2019, vorrebbero essere, nelle nostre intenzioni, solo il primo momento di un percorso: l’apertura di uno spazio di azione politica dal basso per dare luogo a forme di esistenza e di resistenza in uno spazio di frontiera cruciale per le politiche migratorie dell’Unione europea intrecciate ai suoi interessi economici e geopolitici in Libia. L’apertura, possibilmente, di un nuovo immaginario, e forse di una nuova forma di narrazione, in cui il contrasto alle politiche migratorie dell’Unione europea avvenga attraverso l’invenzione di pratiche di esistenza, anche economica, non imbrigliate sin dall’inizio nel terrificante circolo di un’accoglienza circondata e attraversata da varie forme di imprigionamento dei corpi e delle vite, così come avviene in Europa e come l’Unione europea pratica in altri paesi attraverso le politiche dei visti e dell’esternalizzazione delle frontiere.

marzo 2019

(Federica Sossi, Farouk Ben Lhiba, Monica Scafati, Mohsen Lihidheb, Slahedine Mcharek, Chamesddine Marzoug, Chamesddine Bourassine, Valentina Zagaria)

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